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Parchi e Riserve del Canavese

L'Area Protetta
Gestore: Ente di gestione dei Parchi e delle Riserve Naturali del Canavese
Sede: C.so Massimo d'Azeglio, 216 - Castellamonte (TO)
Tel. 0124/510605 - 510599 - 510612
Fax: 0124/514463
E-mail: parchi.canavese@reteunitaria.piemonte.it
Superficie: 3.130,23 ha (S.M. di Belmonte 349,01 ha - Vauda 2635,33 ha - Monti Pelati 145,90 ha)
Provincia: Torino
Istituzione: 1991 (S.M. di Belmonte) - 1993 (Vauda e Monti Pelati)








Riserva Naturale Speciale Sacro Monte di Belmonte

La collina di Belmonte è costituita da un singolare affioramento granitico nel territorio canavesano dalla cui sommità si domina la pianura, dalla serra d'Ivrea, alle colline di Torino. Affioramenti di granito rosa si alternano a calanchi sabbiosi (detti sabbionere) e boschi costituiti, sul versante settentrionale, essenzialmente da cedui di castagno, mentre sul versante meridionale soprattutto da querce, castagni e betulle. L'area, che comprende il Santuario, del quale si hanno notizie certe fin dal 1197, ha anche un notevole interesse archeologico. Sono infatti affiorati reperti da un sito preistorico attribuito all'età del bronzo ed altri da un insediamento barbarico di epoca longobarda. Nel sito si trovano anche significative testimonianze romane ed altomedievali.



La flora
La vegetazione della sommità del monte è fortemente influenzata dall'introduzione di specie ornamentali. Sono inoltre presenti specie tipiche delle zone fresche di una certa rarità che arricchiscono l'area sul piano ambientale quali:
Felce Reale o MaggioreBotanicamente Osmunda Regalis L., la più grande felce rintracciabile in Piemonte, estremamente sensibile, la si trova in luoghi molto umidi e nascosti, ma ben illuminati, lontano dai calpestii di uomini ed animali. Produce un ricco cespo di foglie e caratteristici pennacchi, simili a quelli del mais, dai quali fuoriescono le spore.
DroseraPiccola pianta carnivora, alta pochi centimetri, allarga le foglie irte di tentacoli sensoriali a caccia delle minuscole prede. Appartengono al genere la Drosera Rotundifolia L. e la più rara Drosera Intermedia Hayne.

Riserva Naturale della Vauda

Riserva Naturale orientata della Vauda
L'area è caratterizzata da un'ampia zona pianeggiante punteggiata di stagni e laghetti, con numerose bassure e ristagni di rii di drenaggio, che ricordano nell'insieme la Baraggia vercellese.Notevole interesse naturalistico rivestono le zone umide e a brughiera (relitti di brughiera pedemontana) caratterizzate da una vegetazione di tipo steppico a base di eriche e graminacee con l'associazione di numerose specie botaniche non rare, ma non eccessivamente diffuse. Anche l'aspetto archeologico riveste notevole interesse, pur essendo stati fatti fino ad ora, soltanto sporadici sondaggi che hanno comunque fatto rilevare la presenza di reperti longobardi.






Flora e fauna
E' una zona di ampi spazi aperti caratterizzata dalla calluna (Calluna Vulgaris), un' Ericacea e da altre erbe come la Graminacea Molinia (Molinia Coerulea), inframmezzate da macchie di alberi pionieri, in particolare la Betulla (Betulla Pendula) ed il Pioppo Tremulo (Populis Tremula). Numerose piante erbacee testimoniano la particolare povertà dei suoli ad es. la Festuca Tenuifolia. Molto comune è la bella Genziana pneumonanthe, che fiorisce a tarda estate.Fra la fauna della Vauda esistono molte specie umili, a larga diffusione, in teoria, ma in realtà interessanti perchè ormai molto rare nelle aree di pianura. La specie più grande è il Copris Lunaris, questi sono insetti che lavorano in coppia e sono in grado di seppellire notevoli quantità di sterco nei nidi in cui allevano la propria prole, scavati nel terreno a dieci venti centimetri di profondità.Nella Vauda domina un'avifauna ormai in declino in tutta Europa: il canto dell'Allodola è intenso come in pochi altri posti del Piemonte, le Quaglie nidificano senza il rischio dello sfalcio dei prati, Ortolani e Strillozzi trovano ancora spazi per soddisfare le loro esigenze riproduttive.

Riserva naturale Speciale dei Monti Pelati e Torre Cives
La Riserva Naturale Speciale dei Monti Pelati e di Torre Cives è una ristretta fascia di circa 3 chilometri quadrati situata nei Comuni di Baldissero Canavese, Vidracco e Castellamonte.I Monti Pelati si notano da lontano, in quanto modesti rilievi insolitamente brulli e quasi spogli di vegetazione, incastonati all'estremità occidentale delle verdi colline dell'anfiteatro morenico di Ivrea. La loro particolarità principale,da cui discendono in gran parte le altre, è la natura del sottosuolo.Sono costituiti in gran parte da peridontite, una roccia compatta dal colore verde scuro sulla frattura fresca e sovente ricoperta da una patina superficiale rossastra di ossidi di ferro. Le peridontiti sono rocce magmatiche intrusive, formatesi cioè per solidificazione a grandi profondità e pressioni di materiali allo stato fuso o comunque plastico. Questo tipo di roccia, molto dura ed a carattere nettamente basico, da' luogo a terreni di per sè poco favorevole alla copertura vegetale. Inoltre, in questo sito, ha subìto un notevole processo di trasformazione ad opera di soluzioni acquose (di origine profonda oppure superficiale, tale questione è ancora controversa ed è stata studiata da geologi di tutto il mondo).Una parte dei minerali originari (essenzialmente olivina, un silicato di magnesio) si sono trasformate in magnesite (carbonato di magnesio, dall'aspetto di calce rappresa) e opale (biossido di silicio idrato, un minerale simile al vetro lattiginoso) che, sotto forma di innumerevoli vene e filoncelli, intersecano in tutte le direzioni le rocce.Questa alterazione, unita ad una piovosità media piuttosto elevata, ha reso il suolo dei Monti Pelati facile preda dell'erosione, ecco la ragione del loro aspetto e del loro nome. I Monti Pelati sono rimasti un'oasi per gli alberi e gli arbusti (betulla, roverella, salicone, pino silvestre, per citare i più diffusi tra quelli spontanei) che lottano per la sopravvivenza in un ambiente difficile e per la fauna, che annovera alcune specie di uccelli particolarmente adatti ai terreni scoperti e rocciosi (cincia mora, tottavilla, codirosso spazzacamino e molti altri).



Avifauna dei Monti Pelati
L'incontro di elementi apparentemente contrastanti permette la convivenza di specie animali che normalmente occupano habitat differenti.Ad una quota di circa 500 metri slm (l'altitudine maggiore dei Monti Pelati è di 581 metri) troviamo la Bigiarella, un silvide migratore, che sulle Alpi nidifica solo oltre i 1000 metri di quota e la Cincia dal ciuffo di solito legata agli estesi boschi montani di conifere.A breve distanza, in questo ambiente dove si alternano piccole conifere, erbe alte e terreno nudo, troviamo due specie che non sono segnalate altrove in Canavese: il Calandro, un uccello simile alle più comuni ballerine, di cui si è accertata recentemente la nidificazione, e l' Occhiocotto. Entrambe le specie sono tipiche del clima mediterraneo e si rinvengono comunemente nel centro sud dell'Italia o sulle fasce costiere.Accanto a queste particolarità non dobbiamo dimenticare la notevole quantità di specie più comuni ma non per questo meno interessanti; tra le oltre cinquanta specie osservate fino ad oggi traviano la Tottavilla, molto simile all'allodola, numerosi fringillidi come il Fanello, il Lucherino, il Verdone, il Cardellino e gli zigoli tipici delle aree aperte tra cui spiccano lo Zigolo giallo e il comunissimo (solo qui) Zigolo nero il cui monotono ma caratteristico canto si sente quasi in ogni periodo dell'anno.Durante la migrazione incontreremo anche il Codirossone e il Culbianco che sostano prima di proseguire il loro viaggio diretto alle montagne circostanti.La recente apertura della discarica di Vespia, ha attirato due nuove specie opportunistiche e gregarie: il Corvo imperiale ormai presente tutto l'anno, la cui recente espansione lo ha portato a nidificare in pieno centro abitato a Rivarolo, caso unico in Europa, e il Nibbio bruno, un rapace migratore considerato uno spazzino, la cui attività è particolarmente ben vista nei paesi del terzo mondo in quanto contribuisce a eliminare immondizie, fonte di numerose malattie.Le due specie hanno ormai eletto i Monti Pelati come loro dormitorio abituale.Gli abitanti più interessanti, anche se meno appariscenti, sono alcuni insetti rari, quali Phytoecia Vulneris (un coleottero Cerambicide), Pedasia Luteella (un Lepidottero) e Leptothorax Flavicornis (un raro Formicide).Tutto ciò, sopra descritto, sono specie per le quali I Monti Pelati, a clima particolarmente secco ma poveri di copertura vegetale, costituiscono la nicchia ecologica ideale per la conservazione di piccole e perciò fragili, popolazioni, le uniche nella nostra regione e fra le poche in Italia.Sicuramente un ambiente così unico nel panorama piemontese ci riserverà ancora in futuro altre interessanti scoperte di carattere ornitologico, certezza che deriva dal fatto che solo da un poco di tempo sono iniziati studi più regolari e sistematici incentivati dal fatto che da alcuni anni, riconoscendone il valore, la Regione vi ha istituito un'area protetta.





Articolo tratto da: www.parks.it

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